Fragolino, il vino proibito..

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C’è chi la chiama Uva americana, Raisin de Cassis, o ancora Isabella. Molto più comunemente è nota con il nome di Uva fragola, base per ottenere il famoso “Fragolino”, rosso frizzante dagli spiccati aromi di fragola la cui produzione si lega in particolare all’area nord-orientale della penisola.

Frutto e vino dalle vicissitudini abbastanza particolari, la cui storia e dimensione necessitano per maggiore chiarezza di un salto indietro di parecchi decenni. Nella seconda metà dell’800 la viticoltura europea venne messa in ginocchio da un piccolo parassita, la fillossera, sbarcato alla foci del Rodano a bordo di una nave proveniente dagli Stati Uniti. Un insetto tanto piccolo nelle dimensioni quanto devastante nell’appetito, la cui passione per le radici delle viti gettò nel panico i produttori del Vecchio Continente. Un autentico flagello insomma, che superato lo shock iniziale coinvolse esperti e cervelloni del tempo, impegnati nel rattoppare una situazione che, specie dal punto di vista economico, stava diventando decisamente problematica. Scoperta l’origine di questo vorace animaletto furono cominciati studi e sperimentazioni su piante di Vitis Labrusca americana, una famiglia differente rispetto a quella Vitis vinifera presente nei vigneti di tutta Europa, e rese immuni da secoli di convivenza con il parassita.

Oltre all’utilizzo come base su cui innestare uve continentali, furono ottenute viti da incroci con esemplari europei: nacquero nuove varietà – i cosiddetti “ibridi produttori diretti” – come il Clinton e l’Uva fragola appunto, che ben presto si rivelarono però soluzioni piuttosto approssimative e scadenti in quanto a qualità dei vini prodotti. Nel 1936 la loro coltivazione fu proibita in Italia, un provvedimento a tutela delle produzioni tradizionali che mirava a contrastarne l’ormai ampissima diffusione (si trattava di piante robuste e facilmente adattabili a qualunque clima, perciò molto apprezzate dai vignaioli). A screditarne la fama anche la tesi che associava a questi vini pericoli per la salute, dati da presunti livelli in eccesso di metanolo e tannini: un’ipotesi smentita dalla normativa stessa, che permetteva sia la vendita come uva da tavola che la vinificazione per uso personale. 

Vuoi dunque per una tacita tolleranza da parte degli organi di controllo, vuoi per questioni meramente affettive, l’Uva fragola sopravvisse nei vigneti senza troppe difficoltà. La condizione di queste particolari varietà, oggetto di ulteriori atti normativi, interessò da ultimo anche la Comunità Europea. Muovendosi sulla falsariga della tutela delle produzioni tipiche, nel 1999 i vertici di Bruxelles vietarono su tutto il territorio la coltivazione di alcune specie ibride come l’Uva fragola e la vendita dei relativi prodotti, sempre fatto salvo il possibile consumo familiare. Una presa di posizione abbastanza drastica, che sollevò non poche proteste in molti paesi legati per tradizione a questi vini. Le bottiglie commercializzate con il nome di “Fragolino” non hanno oggi nulla a che vedere con l’Uva Fragola, trattandosi di bevande aromatizzate che, a livello legale, nemmeno rientrano nella categoria dei  prodotti vinicoli. Il vero Fragolino insomma, dolce e dal caratteristico aroma di fragola (detto “volpino” o “foxy”), rimane una sorta chimera per il consumatore, un autentico di nettare proibito.

L’unica soluzione rimasta per poterlo ritrovare a tavola, magari in compagnia di torte e biscotti, sembra insomma quella di farsi regalare qualche bottiglia da un produttore. Cosa di per sé non molto comoda, questo è vero, ma almeno per il momento ancora permessa.

Marco Ghelfi

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Data: 17/04/2009 | Autore:

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