Il mondo in rosa
Categoria: Articoli, Vino
I vini rosati vengono da sempre considerati i fratelli minori dei bianchi e dei rossi. Quasi che la vita non debba mai avere sfumature! Questo dipende spesso da una mancata conoscenza di come utilizzarli nella maniera giusta, con quali pietanze abbinarli a tavola, in modo da avere il risultato più apprezzabile a livello gustativo. Il primo concetto da sfatare è che il rosato si ottenga mescolando il vino bianco al vino rosso (nonostante il rischio recentemente corso a livello comunitario, con la bocciatura di tale ipotesi da parte della Commissione europea arrivato a cose quasi fatte, dietro la spinta di Francia e Italia su tutte): questa pratica è consentita unicamente per la produzione di spumante a metodo tradizionale o per lo champagne.
La vinificazione dei rosati avviene lasciando macerare per sole poche ore, e non per giorni come accade per la produzione dei rossi, le vinacce assieme al mosto. In questo modo si cedono solo in parte le sostanze coloranti, senza andare ad arricchire il vino di eccessivo tannino, uno dei componenti più importanti per i vini che devono invecchiare e responsabile della sensazione di astringenza che in effetti manca a questi prodotti. Il risultato è quello di vini gustosi, non eccessivamente strutturati, adatti ad essere bevuti freschi in maniera da esaltarne la naturale acidità. In Italia le zone più rinomate per la produzione dei rosati sono quelle del Garda, dove viene prodotto il Chiaretto, l’Abruzzo con il Montepulciano d’Abruzzo Cerasuolo, la Calabria con il suo Cirò, e ancora la Puglia, due zone quest’ultime che danno solitamente maggiori concentrazioni di colore e profumi. All’estero, fra le zone più conosciute, si distingue da sempre la Provenza in Francia, mentre nel Nuovo Mondo risultati piuttosto interessanti sono stati raggiunti in Sudafrica.
Dal punto di vista dei possibili abbinamenti gastronomici i rosati si presentano inoltre decisamente versatili. Ideali come aperitivo, da gustare freschi con affettati ad una temperatura di circa 12°, questi vini possono trovare giusta collocazione anche al fianco di creme di verdura e primi piatti leggeri a base di carne, serviti in questi casi sui 14° circa. L’acidità che caratterizza in genere questi prodotti, unita alla loro naturale freschezza, li valorizza su piatti di carni bianche, ad esempio pollame o anche vitello preparato con intingoli delicati, proponendoli inoltre come valida alternativa ai vini bianchi per alcune portate di pesce, in special modo le zuppe.
Marco Ghelfi
Data: 27/06/2009 | Autore: Marco