A tutta Rufina..

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“Il Chianti più alto”: è questo lo slogan che meglio descrive il Chianti Rufina, non a caso scelto dal Consorzio di Tutela per identificare un'area vinicola davvero unica nel mare magnum del Chianti. Siamo nella Val di Sieve, a sud-est della provincia di Firenze, un territorio poco noto al grande pubblico che ha dalla sua non solo un passato, ma anche un presente di grandissimo interesse.

Nel 1716 la zona fu inserita da Cosimo III de' Medici nel famoso editto che individuava le quattro circoscrizioni vinicole più prestigiose di Toscana. Questo il passato. Il presente parla di un territorio che punta proprio sul suo non essere un Chianti qualsiasi: una superficie piuttosto circoscritta (Rufina è la più piccola delle sette sottozone di qualità del Chianti Docg), una grande famiglia di 23 produttori e, soprattutto, un'altitudine media dei vigneti che è la più elevata del chiantigiano, con punte di oltre 600 metri s.l.m. Elemento che, unito alla naturale vocazione dei terreni, conferisce ai vini note fortemente caratterizzate, fresche, di grande aromaticità, balsamiche con il passare degli anni. Oltre a un'attitudine all'invecchiamento in certi casi davvero sbalorditiva.

Il 13 e 14 novembre si è rinnovato l'appuntamento con la “Anteprima del Chianti Rufina”, che ha portato in assaggio le annate di prossima uscita: 2008 e Riserva 2006. Dopo le verticali delle scorse edizioni, la presentazione è stata quest'anno anticipata da una insolita degustazione: fianco a fianco si sono ritrovati sei Chianti Rufina e sei Barbaresco. “Una scelta – ha spiegato Giovanni Busi, Presidente del Consorzio Chianti Rufina e ideatore dell'insolito tête-à-tête – nata non per mettere in competizione le due zone, ma per evidenziarne le caratteristiche distintive. Il Piemonte è una regione vinicola molto importante, al suo interno abbiamo pensato a un territorio di grande tradizione ma in genere meno conosciuto rispetto a zone più blasonate come quella del Barolo. Una storia molto simile alla nostra con il vicino Chianti Classico”.

E la “strana coppia” ha premiato la scelta, evidenziando unicità gustative ma anche una serie di punti di contatto: l'utilizzo di uve storiche come sangiovese e nebbiolo; un trait d'union fra i vini in degustazione, che ben raccontano i rispettivi territori; potenzialità di invecchiamento da veri highlanders. “Ci tengo a ringraziare gli amici di Barbaresco – ha detto ancora Busi – che hanno accettato con entusiasmo il nostro invito. Ci piacerebbe riproporre l'iniziativa ogni anno, coinvolgendo via via nuove zone. Un momento di confronto davvero interessante”.

Qualche anticipazione sulla vendemmia 2009? “E' stata un'annata climatica molto favorevole per la nostra zona. Nonostante un agosto molto caldo le piante non hanno sofferto proprio grazie all'altitudine dei vigneti, arrivando alla vendemmia in condizioni ottimali. Siamo soddisfatti, le prospettive sono molto buone sia per i vini base che per le riserve”.

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Data: 19/01/2010 | Autore:

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