In Italia una nuova Dop: il Pomodoro del Piennolo del Vesuvio

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L'Italia ha un nuovo prodotto DOP, uno speciale pomodoro che –se mai avete avuto la fortuna di assaggiare- rimane saldo nella memoria come il primo giorno di scuola!! Se lo fate combattere contro un astice nella preparazione di un succulento piatto di pasta dimostrerà la sua inoppugnabile forza ed il povero crostaceo scapperà con la coda tra le gambe. Inutile nasconderlo, un sapore come pochi possono vantare e qualità organolettiche veramente da numeri uno! È il pomodoro del Piennolo del Vesuvio, il cui Regolamento Comunitario di riconoscimento della Dop, uscito sulla Gazzetta Ufficiale Europea il 17 dicembre scorso, ha reso ufficiale la denominazione: un lungo iter, quello per l'ottenimento della Dop, iniziato nel 2003 con la presentazione al ministero delle Politiche Agricole e Forestali dell'istanza di registrazione della denominazione da parte del Comitato promotore.

Il Piennolo è una varietà che dà i suoi frutti nelle ardue pendici del Vesuvio – da cui prende il nome di Pomodorino Vesuviano, in gergo piennolo o o’piennulo-, proprio all’interno del Parco Naturale. Ha una pezzatura di circa 20-25 grammi, forma ovale e due caratteristici solchi laterali dette coste che lo distinguono nettamente dal vicino parente siciliano “pachino”. All’estremità inferiore termina con una punta, il pizzo, peculiarità che lo rende ulteriormente riconoscibile. La buccia, saldo baluardo per la conservazione, è compatta e spessa, la polpa è densa dal tipico sapore acidulo-dolce, conferitogli dall’equilibrata concentrazione di zuccheri e sali minerali. Il colore è rosso fuoco e dalla tradizione contadina apprendiamo di come questo particolare gli sia stato trasmesso dalla lava del vulcano, nutrimento delle radici della pianta. La difficile coltivazione del Piennolo esonera da arringhe sul prezzo un po’ elevato: cresce tra i 150 ed i 450 m sopra il livello del mare, senza irrigazione, così da dare basse rese, intorno ai 70-80 q/ha. I terreni ad esso più conformi, inoltre, risultano spesso ostici: trovandosi a quote elevate sono difficilmente raggiungibili e la coltivazione della terra, scura e sabbiosa per le colate laviche, si dimostra quanto mai problematica.

Il nome Piennolo deriva dalla pratica di conservazione di esperti contadini tramandata di generazione in generazione: la raccolta dei grappoli interi, chiamati schiocche, avviene tra luglio ed agosto, quando i frutti non sono del tutto maturi. Sono disposti su di un filo di canapa legato a cerchio, così da creare un unico grande grappolo che verrà conservato in luoghi asciutti e ventilati sospeso da terra. Con questa tecnica è possibile mantenere il prodotto inalterato per tutto l’inverno, sino, addirittura, alla primavera successiva. Con il passare dei mesi, inoltre, il pomodoro acquista una lieve nota amara che gli conferisce una tipicità inconfondibile.

Per provare il Pomodoro del Piennolo: Casa Barone – Tel. 081 3621048 – agricola@casabarone.it

 

Roberta Perna

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Data: 17/02/2010 | Autore:

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