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	<title>Umami News &#187; Articoli</title>
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	<description>Eventi e notizie dal mondo dell'enogastronomia</description>
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		<title>Merano Wine Festival 2011: in arrivo la 20° edizione</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 12:24:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia Mantelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal 4 a 7 Novembre 2011 torna il Merano Wine Festival, il pi&#249; elitario tra gli appuntamenti eno-gastronomici italiani che da 20 anni a questa parte raccoglie le specialit&#224; di altissima qualit&#224; da tutto il mondo.&#160;Saranno presenti i vini biodinamici e non, le birre artigianali, i formaggi, i salumi, la pasta, i distillati e molto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img align="left" alt="Merano-Wine-Festival" class="alignleft size-full wp-image-3034" height="150" hspace="3" src="http://www.umaminews.com/wp-content/uploads/Merano-Wine-Festival2.jpg" vspace="3" width="150" /></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif"><span class="Apple-style-span">Dal 4 a 7 Novembre 2011 torna il <a href="http://www.meranowinefestival.com/" target="_blank">Merano Wine Festival</a>, il pi&ugrave; elitario tra gli appuntamenti eno-gastronomici italiani che da 20 anni a questa parte raccoglie le specialit&agrave; di altissima qualit&agrave; da tutto il mondo.&nbsp;</span></span><span class="Apple-style-span" style="font-family: arial, helvetica, sans-serif">Saranno presenti i vini biodinamici e non, le birre artigianali, i formaggi, i salumi, la pasta, i distillati e molto altro ancora. Ad ognuna di queste eccellenze &egrave; dedicata una sezione all&rsquo;interno del festival: <strong>Bio&amp;Dynamica</strong> ospita una cinquantina di aziende vitivinicole italiane certificate biologiche o biodinamiche, <strong>Beer Passion</strong> (giunto alla terza edizione) raccoglie i birrifici di qualit&agrave;, <strong>Acquavitae&amp;Liquores</strong> (quest&rsquo;anno &egrave; la quarta edizione) &egrave; riservato ai distillati e liquori pregiati ed infine <strong>Culinaria</strong> comprende le eccellenze gastronomiche che spaziano dai formaggi, i salumi, le confetture, la pasta, il caff&egrave;, la cioccolata, l&rsquo;olio d&rsquo;oliva, i dolci e molto altro ancora. Particolare attenzione sar&agrave; data anche all&rsquo;organizzazione di incontri ed eventi culinari. La <strong>Gourmet Arena</strong> far&agrave; da palcoscenico allo Shock Cuisine, dove chef rinomati daranno vita a dei veri e propri show cooking. Infine, per la seconda volta nella storia del Merano Wine Festival, verr&agrave; allestita la sezione <strong>Wine Resorts</strong> dedicata alle dimore di charme e all&rsquo; alta gastronomia. &nbsp;A completare il tutto saranno presenti 32 Chateaux <strong>Grands Crus de Bordeaux</strong>, 15 cantine del Sud Africa. Degustazioni di grandi annate e degustazioni guidate, insomma il meglio del settore dall&rsquo; Italia e dal mondo, concentrato in 3 giorni all&rsquo;insegna della qualit&agrave;..&nbsp;</span></p>
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		<title>Pellegrino d&#8217;Italia!</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Mar 2011 14:19:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ricorre in questi giorni il centenario della morte di Pellegrino Artusi, e ovunque si moltiplicano feste e incontri per ricordare la figura di questo grande personaggio, una sorta di Garibaldi della cucina italiana. Ma chi era Pellegrino Artusi? Scrittore, cuoco, innovatore, gastronomo. Difficile e limitativo tentare di etichettarlo. Pi&#249; di tutto fu forse il pi&#249; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.umaminews.com/wp-content/uploads/artusi2.png"><img align="left" alt="artusi2" border="0" class="alignleft size-full wp-image-2625" hspace="4" src="http://www.umaminews.com/wp-content/uploads/artusi2.png" style="width: 101px; height: 122px;" title="artusi2" /></a>Ricorre in questi giorni il centenario della morte di Pellegrino Artusi, e ovunque si moltiplicano feste e incontri per ricordare la figura di questo grande personaggio, una sorta di Garibaldi della cucina italiana. Ma chi era Pellegrino Artusi? Scrittore, cuoco, innovatore, gastronomo. Difficile e limitativo tentare di etichettarlo. Pi&ugrave; di tutto fu forse il pi&ugrave; grande curioso della tavola del suo tempo, mosso da un amore per la cucina alla cui nascita contribu&igrave; un&#39;esistenza spesa fra Romagna e Toscana. Due regioni che ai fornelli non lesinano certo spunti e sapori.</p>
<p>Nato a Forlimpopoli, alle porte di Forl&igrave;, nel 1820, di famiglia benestante, Pellegrino Artusi divise la giovent&ugrave; tra gli studi in lettere a Bologna e una mano al padre commerciante. Nel 1851 la svolta, drammatica. Una sera di fine gennaio il bandito Stefano Pelloni, detto Il Passatore, durante una scorribanda in terra romagnola prese di mira casa Artusi. Una delle s<a href="http://www.umaminews.com/wp-content/uploads/artusi1.jpg"><img align="right" alt="artusi" border="0" class="alignright size-full wp-image-2630" hspace="4" src="http://www.umaminews.com/wp-content/uploads/artusi1.jpg" style="width: 182px; height: 259px;" title="artusi" /></a>orelle per lo spavento impazz&igrave; e fu internata in manicomio. Da l&igrave; la decisione di trasferirsi a Firenze, dove l&#39;Artusi trascorse il resto della vita dedicandosi agli affari, frequentando i salotti bene della citt&agrave;, allacciando rapporti con dotti e politici. Ma, pi&ugrave; di ogni altra cosa, alimentando una passione crescente per la cucina. Durante i numerosi viaggi di lavoro conobbe massaie, raccolse ricette su e gi&ugrave; per l&#39;Italia divertendosi a realizzarle con l&rsquo;aiuto delle sue cuoche. In tarda et&agrave; la decisione di racchiuderle tutte &ndash; ben 790 &#8211; in un libro, condite da consigli, aneddoti, racconti, riflessioni: era il 1881 e, fra l&#39;indifferenza generale, Pellegrino Artusi pubblicava a sue spese mille copie de &ldquo;La scienza in cucina e l&rsquo;arte del mangiar bene&rdquo;. Un&#39;opera che, di l&igrave; a poco, sal&igrave; prepotentemente agli onori della cronaca con una serie di nuove edizioni e ristampe che ne fecero uno dei libri pi&ugrave; letti dell&#39;epoca, accanto a classici come &ldquo;Pinocchio&rdquo; e i &ldquo;I promessi sposi&rdquo;. Ancora oggi un&#39;autentica Bibbia dei fornelli, fonte di ispirazione per tutti i pi&ugrave; grandi chef dell&rsquo;ultimo secolo.</p>
<p>Ma quale fu il grande merito dell&#39;Artusi? Sicuramente l&#39;aver per primo codificato un lessico culinario unico, che presentava i piatti delle diverse tradizioni regionali quasi fossero il frutto di un&#39;eredit&agrave; comune. Non da meno il coraggio di conferire dignit&agrave; a un argomento come la gastronomia, spesso svilito e poco considerato, arrivando ad augurarsi che in quella societ&agrave; &ldquo;malata di nervi&rdquo; si potesse un giorno comprendere come &ldquo;una discussione sul cucinare l&rsquo;anguilla vale una dissertazione sul sorriso di Beatrice&rdquo;. Considerazione ancora decisamente attuale. Pellegrino Artusi mor&igrave;, novantenne, nella sua casa fiorentina in Piazza D&#39;Azeglio il 29 marzo del 1911. Dal 1997 il comune di Forlimpopoli lo ricorda con la &quot;<a href="http://www.festartusiana.it/" target="_blank">Festa Artusiana</a>&quot;, una nove giorni di eventi e spettacoli a partire dal penultimo sabato di giugno.</p>
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		<title>Neuromarketing: neuro cosa?</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Feb 2011 12:22:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giada Collauto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le evoluzioni costanti della rete e lo sviluppo repentino delle new technologies stanno contribuendo a esplorare alcune delle indubbie potenzialità del marketing, anche se il prodotto cui facciamo riferimento è il vino. Quante volte, nell&#8217;ultimo anno, abbiamo sentito definire &#8211; da esperti e non &#8211; il marketing con l&#8217;attributo &#8220;non convenzionale&#8221; ? Moltissime, forse troppe. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.umaminews.com/wp-content/uploads/shutterstock_107085402.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2448" style="width: 157px;height: 157px;text-align: justify" src="http://www.umaminews.com/wp-content/uploads/shutterstock_107085402.jpg" alt="shutterstock_10708540" width="157" height="157" align="left" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Le evoluzioni costanti della rete e lo sviluppo repentino delle new technologies stanno contribuendo a esplorare alcune delle indubbie potenzialità del marketing, anche se il prodotto cui facciamo riferimento è il vino.</p>
<p style="text-align: justify">Quante volte, nell&#8217;ultimo anno, abbiamo sentito definire &#8211; da esperti e non &#8211; il marketing con l&#8217;attributo &#8220;non convenzionale&#8221; ? Moltissime, forse troppe. Per chi ancora non ne fosse a conoscenza, con tale espressione si fa riferimento a tutti quei metodi di comunicazione alternativi e innovativi, che si discostano dalle tradizionali strategie promozionali e che puntano al successo di una pubblicità attraverso la sua riginalità d&#8217;azione, capendo che l&#8217;advertising attuale non è più tattico e invasivo, bensì strategico e distensivo.</p>
<p>Compatibilmente con i valori del target che si vuole raggiungere, il neuromarketing studia la mente umana per analizzare il comportamento dei consumatori e il loro coinvolgimento nei messaggi pubblicitari. Uno dei punti di forza del neuromarketing sarebbe proprio quello di ovviare ad alcune problematiche delle ricerche fino a ora utilizzate, visto che le risposte dei consumatori si baserebbero su specifiche domande formulate, poi interpretabili in modi differenti. Il metodo scientifico sarebbe quindi costituito da risposte comportamentali e non da semplici stimoli verbali.</p>
<p>Ecco i temi dei due seminari organizzati dall’<a href="http://www.iasma.it/" target="_blank">Istituto Agrario di San Michele all’Adige</a>, in programma il 10-11 marzo e il 24-25 marzo 2011, a cui parteciperanno esperti d&#8217;alto calibro come Richard Halstead, direttore esecutivo di Wine Intelligence di Londra, uno dei maggiori centri di studio sul marketing del vino a livello europeo.</p>
<p>In questa sede, verranno analizzati i pro e i contro dell&#8217;utilizzo del neuromarketing, attraverso il contributo sinergico di produttori, esperti e dirigenti che operano nel settore della grande distribuzione, HoReCa compresa.</p>
<p style="text-align: justify">Certo è, che puntare tutto su una strategia come questa distoglierebbe l&#8217;azienda dalle attuali evoluzioni del consumatore largamente visibili nei social media, o comunque morirebbe il contatto diretto cliente-utente e il classico ascolto dei bisogni.</p>
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		<title>Coltivare il futuro: la conversione dei vigneti alla filosofia &#8220;bio&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Feb 2011 14:01:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giada Collauto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono sempre di più le cantine tricolore che mettono in campo progetti ecologici, che vanno dal fotovoltaico alle biomasse, dalle bottiglie in vetro alleggerito al risparmio idrico, dai packaging eco-friendly al risparmio energetico, di pari passo con il crescere della sensibilità e dell’interesse da parte degli eno-appassionati per le tematiche legate alla salvaguardia dell&#8217;ambiente. Se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.umaminews.com/wp-content/uploads/millesime-bio-2011-vino-biologico.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2436" style="width: 210px;height: 145px" src="http://www.umaminews.com/wp-content/uploads/millesime-bio-2011-vino-biologico.jpg" alt="millesime-bio-2011-vino-biologico" align="left" /></a>Sono sempre di più le cantine tricolore che mettono in campo progetti ecologici, che vanno dal fotovoltaico alle biomasse, dalle bottiglie in vetro alleggerito al risparmio idrico, dai packaging eco-friendly al risparmio energetico, di pari passo con il crescere della sensibilità e dell’interesse da parte degli eno-appassionati per le tematiche legate alla salvaguardia dell&#8217;ambiente.</p>
<p>Se fino a qualche tempo fa, in pochi guardavano all’aspetto eco-sostenibile nella produzione di vino, oggi il 48% degli eno-appassionati sostiene che l’impegno ecologico in cantina è (e sarà) il valore aggiunto per rendere ancora più competitivo il vino made in Italy sui mercati, anche a livello internazionale.<br />
A tal proposito, per il 55% degli amanti del buon bere, il bollino “verde” in bottiglia (garanzia dell’impegno ecologico della cantina produttrice) rappresenterebbe un motivo in più per acquistare il prodotto.</p>
<p>Il 23 febbraio a <a href="http://www.veronafiere.it/nqcontent.cfm?a_id=372" target="_blank">Verona Fiere</a> si terrà la conferenza internazionale “Eco-sostenibilità e vantaggio competitivo nelle imprese agricole”, promossa da <a href="http://http://www.vinitaly.com/" target="_blank">Vinitaly</a> e <a href="http://www.eon-italia.com/cms/it/3.jsp" target="_blank">E.On</a>, uno dei più grandi gruppi energetici privati al mondo.<br />
In questa sede, produttori e appassionati si chiederanno qual&#8217;è il vero significato di impegno ecologico in cantina, dalla promozione all&#8217;interno delle campagne mediatiche alla corretta informazione verso il consumatore.</p>
<p>In ogni caso, ciò che conta di più è sempre l&#8217;alta qualità dei vini italiani, per i quali l’impegno “verde” delle cantine sarebbe comunque un valore aggiunto alla competitività soprattutto nell’export. Valore che dev&#8217;essere però garantito al 100%, e non rappresentare solo una semplice “operazione di facciata”. Infatti, per il 55% degli eno-appassionati, non è detto che una cantina eco-friendly faccia un vino più sicuro e di maggiore qualità,  poichè quest&#8217;ultima è sempre la risultante di una serie di fattori: la professionalità del produttore e dell&#8217;enologo, le caratteristiche del vigneto e del terreno, le materie prime, la tecnologia utilizzata.</p>
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		<title>Le aziende del Belpaese e il WINE 2.0</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Feb 2011 12:51:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giada Collauto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[2 miliardi di utenti in tutto il mondo, 420 milioni in Cina, 240 milioni negli Stati Uniti e 30 milioni in Italia: ecco il numero degli internauti sparsi qua e là per il pianeta, perlomeno secondo le stime dell&#8217;ITU (International Telecommunication Union), l&#8217;agenzia Onu che opera nell&#8217;ambito dei sistemi di comunicazione. Un terzo dell&#8217;intera popolazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignleft size-full wp-image-2303" style="width: 279px;height: 197px" src="http://www.umaminews.com/wp-content/uploads/woot_google-wine-beta3.gif" alt="" align="left" /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif">2 miliardi di utenti in tutto il mondo, 420 milioni in Cina, 240 milioni negli Stati Uniti e 30 milioni in Italia: ecco il numero degli internauti sparsi qua e là per il pianeta, perlomeno secondo le stime dell&#8217;ITU (International Telecommunication Union), l&#8217;agenzia Onu che opera nell&#8217;ambito dei sistemi di comunicazione.<br />
Un terzo dell&#8217;intera popolazione del pianeta (digital divide a parte) naviga con costanza nel web per i motivi più diversi: prenotare una vacanza, partecipare a un’asta, comprare una t-shirt, fare la spesa.<br />
Un medium, internet, in continua crescita ed evoluzione, soprattutto considerando che gli investimenti pubblicitari sugli altri mezzi di comunicazione (stampa cartacea, radio, televisione) annaspano ancora controvento.<br />
E questo con il vino cosa c’entra, penserete.<br />
C’entra nel momento in cui ci troviamo di fronte all’azione un po’impacciata e alla timida consapevolezza delle aziende vinicole italiane -con rare eccezioni- a far sposare i loro prodotti con i meccanismi dell’e-commerce e dei social networks.<br />
Nella maggior parte dei casi, infatti, il mercato del vino tende a schivare i possibili benefici derivanti dal mondo dell’ “on line”, non rendendosi conto che il prodotto va sì commercializzato attraverso canali differenti, ma anche comunicato in maniera strategica ed efficace.<br />
Perché?<br />
In primo luogo, perché internet rappresenta il primo mezzo utilizzato dai consumatori per potersi fare un’idea dettagliata e completa sui prodotti: informazioni generali, confronti sul prezzo e immagini sono tutti elementi che ci accompagnano dalla fase pre-acquisto fino ad arrivare all’acquisto vero e proprio.<br />
In secondo luogo, come non notare che il vino è sia tecnologia che relazione: inutile nascondere che i grandi produttori di vino, nelle loro cantine, sfruttano gli enormi potenziali della tecnologia con l’obiettivo di migliorare (allora perché non far propri questi suggerimenti ai fini del posizionamento?); relazione, perché il vino rappresenta l’emblema della celebrazione del quotidiano nei suoi momenti conviviali e, in quanto tale, il mondo dei social media è una grande occasione per coniugare il digitale con il “fisico” all’interno del suddetto rapporto.<br />
Quindi è la relazione in sé a divenire sempre più centrale nel rapporto tra produttore e consumatore, tra cantine e acquirenti, dal contatto con il marchio fino alla vendita, tanto che le aziende che hanno investito nel coinvolgimento relazionale dei clienti hanno aumentato la propria redditività, mentre quelle che non si sono mosse in questa direzione, hanno avuto delle perdite o non sono cresciute.<br />
Se, da una parte, il commercio elettronico può risultare difficilmente praticabile per l’estero o comunque poco conveniente (una fra tutte, basti citare la problematica derivante dalle leggi sull’import di alcolici nei vari Paesi), dall’altra potrebbe invece dare il suo contributo in Italia per contrastare quel declino dei consumi che ha visto il vino precipitare sotto la soglia dei 40 litri pro capite.<br />
“La comunicazione delle aziende di vino è autoreferenziale, spesso fatta pensando agli addetti ai lavori, più spesso non fatta; mai comunque per chi il vino lo beve o lo dovrebbe bere davvero”. Sentenzioso il giudizio di Andrea Cinelli, alla guida di Adacto, una delle aziende italiane che opera nel campo della comunicazione multicanale. “Guardando il vino nel web sembra di assistere a quei vecchi dibattiti tra poeti, quando si scambiano minime questioni linguistiche per “milestones” d’importanza capitale”.<br />
Si contano sulle dita di una mano, quindi, le cantine che hanno profili su Facebook -ancor meno quelle presenti su Twitter – e che li utilizzano con costanza per segnalare eventi e diffondere notizie.<br />
Tuttavia, qualche azienda vinicola italiana che sgomita per entrare a far parte del mondo telematico “avantgarde” c’è, e la voce arriva forte e chiara.<br />
Per premiarne gli sforzi e per valutarne l’evoluzione in termini tecnologici, allora, niente stelle o mini calici ma una scala di chioccioline, che va da un minimo di tre a un massimo di cinque.<br />
Conquista il primo posto, con cinque “chioccioline”, la veneta Santa Margherita; la siciliana Planeta ottiene la medaglia d’argento, seguita dal nuovo sito della cantina irpina Feudi di San Gregorio (www.feudi.it). Bronzo per Donnafugata (www.donnafugata.it).<br />
Alla quinta posizione, il sito di Firriato (<a href="http://www.firriato.it/" target="_blank">http://www.firriato.it/)</a>, seguito dalla Fratelli Muratori (<a href="http://http://www.arcipelagomuratori.it/" target="_blank">http://www.arcipelagomuratori.it/</a>). Al settimo posto, una new entry: il sito di Marchesi de’ Frescobaldi (<a href="http://www.frescobaldi.it/" target="_blank">www.frescobaldi.it</a>); ottava posizione per la veneta Carpenè Malvolti (<a href="http://www.carpene-malvolti.com/welcome.php" target="_blank">http://www.carpene-malvolti.com/welcome.php</a>) e, al numero 9, la cantina chiantigiana Rocca delle Macìe (www.roccadellemacie.com); ex aequo per Ferrari (<a href="http://http://www.cantineferrari.it/" target="_blank">http://www.cantineferrari.it/</a>) e Ca’ del Bosco (<a href="http://www.cadelbosco.com/it/#/home" target="_blank">http://www.cadelbosco.com/it/#/home)</a> le due famigerate griffe delle bollicine. Alla posizione n. 11, con tre “chioccioline”, troviamo il sito del colosso trentino Cavit (<a href="http://http://www.cavit.it/page.php?pageid=PHOME001" target="_blank">http://www.cavit.it/page.php?pageid=PHOME001</a>).<br />
A chiudere la classifica un’ulteriore parità, quella tra la siciliana Tasca d’Almerita (<a href="http://www.tascadalmerita.it/" target="_blank">http://www.tascadalmerita.it/) </a>e l’umbra Arnaldo Caprai (<a href="http://http://www.arnaldocaprai.it/mediacenter/FE/home.aspx" target="_blank">http://www.arnaldocaprai.it/mediacenter/FE/home.aspx</a>).</span></p>
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		<title>Una rossa in Casentino</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Jan 2011 11:25:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ha la pasta color bianco latte, la buccia di un rosso acceso, e una storia antica che si lega al Casentino, area montana a nord di Arezzo. La diffusione della patata fu incentivata in Toscana agli inizi del XIX secolo dai Lorena, rimedio contro le numerose carestie che affliggevano il Granducato. Fu proprio a seguito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.umaminews.com/wp-content/uploads/Cesto-patate-512-x-384-256-x-192-256-x-1922.jpg"><img align="left" alt="Cesto patate (512 x 384) (256 x 192) (256 x 192)" border="0" class="alignleft size-full wp-image-2290" hspace="4" src="http://www.umaminews.com/wp-content/uploads/Cesto-patate-512-x-384-256-x-192-256-x-1922.jpg" style="width: 172px; height: 129px;" title="Cesto patate (512 x 384) (256 x 192) (256 x 192)" /></a>Ha la pasta color bianco latte, la buccia di un rosso acceso, e una storia antica che si lega al Casentino, area montana a nord di Arezzo. La diffusione della patata fu incentivata in Toscana agli inizi del XIX secolo dai Lorena, rimedio contro le numerose carestie che affliggevano il Granducato. Fu proprio a seguito di un&rsquo;epidemia di tifo scoppiata nel 1816 che questa variet&agrave; di colore rosso, gi&agrave; presente in Casentino, si diffuse in maniera ancor pi&ugrave; massiccia (specie nei dintorni della piccola Cetica), affiancandosi a un altro prodotto fortemente legato al territorio, il fagiolo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p>	Fra i motivi di successo anche il sapore leggermente salino della pasta, che in epoche di pochi fronzoli la rendeva gradita anche scondita, e una germinazione tardiva che ne permetteva l&rsquo;utilizzo fino all&rsquo;estate successiva. L&rsquo;avvento di variet&agrave; estere pi&ugrave; produttive ne caus&ograve; nel tempo il lento abbandono, con rischio di scomparsa anche nella sua terra d&rsquo;elezione. Da qui, nel 2001, la partenza di un progetto di recupero, a cui dal 2005 si &egrave; affiancato il Consorzio Patata Rossa di Cetica, che oltre alla promozione si occupa della commercializzazione dei prodotti dei 16 coltivatori esistenti, vincolati a un apposito disciplinare. Una seconda giovinezza sbocciata anche sulle tavole di molti ristoranti dell&rsquo;aretino: La Tana degli Orsi a Pratovecchio, il <a href="http://www.tirabuscio.it/" target="_blank">Tirabusci&ograve;</a> a Bibbiena e I tre bicchieri ad Arezzo sono solo alcuni degli indirizzi dove scoprire la Rossa, che ha pure un suo spazio nel mondo del web (<a href="http://www.patatarossadicetica.it/" target="_blank">www.patatarossadicetica.it</a>). In cucina l&rsquo;alto tenore di sostanza secca della pasta fa reggere bene la cottura, rendendone ideale l&rsquo;uso nella preparazione di gnocchi e tortelli oltre che nella frittura.</p>
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		<title>Protagonisti d&#8217;estate: albicocca, un mare di salute</title>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 10:40:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#39;avvicinarsi del periodo estivo porta con s&#232; il naturale incremento dei consumi di frutta e verdura, che oltre ad alleggerire notevolmente i pasti e la ripresa delle nostre attivit&#224;, ci permettono di assimilare molte sostanze importanti per il nostro organismo. Cominciamo questo viaggio con un alimento che sta per diventare protagonista delle nostre tavole, l&#39;albicocca, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.umaminews.com/wp-content/uploads/albicocca-212-x-141.jpg"><img align="left" alt="albicocca (212 x 141)" border="0" class="alignleft size-full wp-image-1765" height="120" hspace="2" src="http://www.umaminews.com/wp-content/uploads/albicocca-212-x-141.jpg" title="albicocca (212 x 141)" width="180" /></a>L&#39;avvicinarsi del periodo estivo porta con s&egrave; il naturale incremento dei consumi di frutta e verdura, che oltre ad alleggerire notevolmente i pasti e la ripresa delle nostre attivit&agrave;, ci permettono di assimilare molte sostanze importanti per il nostro organismo. Cominciamo questo viaggio con un alimento che sta per diventare protagonista delle nostre tavole, l&#39;albicocca, frutto che contiene le dosi pi&ugrave; elevate in assoluto di potassio e carotene.</p>
<p>Entrambi i nutrienti sono molto importanti d&rsquo;estate: assumere buone quantit&agrave; del primo &egrave; molto essenziale per ripristinare quello che si perde con la sudorazione, mentre il carotene &egrave; essenziale per favorire un&rsquo;abbronzatura veloce e duratura. Inoltre l&rsquo;albicocca &egrave; anche ricchissima di vitamina A, oltre alle vitamine B, C e PP e di vari oligoelementi (magnesio, fosforo, ferro, calcio) e questo ne fa un alimento irrinunciabile per chi &egrave; anemico, spossato, depresso, cronicamente stanco. Si raccomanda ai convalescenti, ai bambini nell&#39;et&agrave; della crescita e agli anziani, ma &egrave; sconsigliato a chi soffre di calcoli renali.</p>
<p>L&rsquo;albicocca ha, inoltre, notevoli propriet&agrave; lassative, favorite dalla presenza del sorbitolo. E&rsquo; un frutto ipocalorico, molto nutritivo e altamente digeribile, soprattutto se consumato ben maturo. Si presta anche alla cura dell&rsquo;anemia e aiuta ad aumentare le reazioni naturali di difesa dell&rsquo;organismo. Le albicocche possono essere consumate al naturale oppure essiccate o sciroppate e naturalmente in confettura.</p>
<p>Esistono diverse variet&agrave; di albicocche, simili di gusto ma che variano nella grandezza e nel colore. Sono inoltre stati prodotti degli ibridi molto apprezzati come la Percocca, ottenuto ibridando pera e albicocca.</p>
<p><strong>Alcune variet&agrave;: </strong><br />
	<em><br />
	Antonio Errani, Bella d&#39;Imola, Boccuccia Liscia, Boccuccia Spinosa, Cafona, Canino tardio, Castelbrite, Fracasso, Goldrich (Sungiant), Harcot, Harogem, Ivonne Liverani, Monaco Bello, Ninfa, Palumella, Pelese di Giovanniello, Pisana, Portici, Ruby, San Castrese, Tardif de Bordaneil, Tyrinthos, Vitillo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
	Un po&#39; di storia</strong>..</p>
<p>Pare sia stato il grande condottiero Alessandro Magno ad introdurre la pianta in Grecia ed il Generale Romano Lucio Licinio Lucullo la import&ograve;, insieme al ciliegio, dall&rsquo;Armenia all&rsquo;Europa.</p>
<p><a href="http://www.umaminews.com/wp-content/uploads/albicocco-fiore-143-x-107.jpg"><img align="right" alt="albicocco fiore (143 x 107)" border="0" class="alignright size-full wp-image-1766" height="127" hspace="2" src="http://www.umaminews.com/wp-content/uploads/albicocco-fiore-143-x-107.jpg" title="albicocco fiore (143 x 107)" width="170" /></a>L&#39;albicocco &egrave; una pianta le cui origini sono poco chiare, alcuni sostengono che venga dall&rsquo;Armenia ed il suo nome scientifico Prunus armeniaca sembrerebbe confermare questa ipotesi. Inoltre uno scavo archeologico condotto a Garni in Armenia ha portato alla luce noccioli di albicocca in un sito dell&rsquo;era Eneolitica (del rame). Ma si pensa anche che sia originaria della Cina ed alcuni sostengono che venisse coltivata in India gi&agrave; 3000 anni fa. Pare che fu Alessandro Magno ad introdurre la pianta in Grecia ed il Generale Romano Lucio Licinio Lucullo (117&ndash;56 a.c.) la import&ograve;, insieme al ciliegio, dall&rsquo;Armenia all&rsquo;Europa.</p>
<p>Le albicocche sono state coltivate in Persia fin dall&#39;antichit&agrave;, e secche sono state un importante bene per le rotte commerciali persiane. Le albicocche sono tutt&rsquo;ora molto rinomate nel moderno Iran, dove sono conosciuti sotto il nome comune di Zard-ALU (in persiano: زردآلو). Particolarmente importante per estensione e quantitativi prodotti, &egrave; la loro coltivazione negli Stati Uniti dove furono importati dagli spagnoli e impiantanti nelle missioni spagnole della California.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="/www.aiol.it" target="_blank">www.aiol.it</a></p>
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		<title>Si chiama Versoaln, vive in Alto Adige, ha 350 anni: è la vite più vecchia del mondo</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Apr 2010 10:56:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se vi trovate dalle parti di Merano, nel bellissimo Sudtirol, non mancate di fare un salto a Prissiano, piccolo paese a 15 minuti dalla citt&#224; termale altoatesina. Ai piedi del Castello Katzenzungen potrete ammirare la vigna pi&#249; grande e vecchia d&#8217;Europa e forse anche del mondo. Secondo studi scientifici condotti dal Dr. Martin Worbes &#8211; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.umaminews.com/wp-content/uploads/Versoaln.jpg"><img align="left" alt="Versoaln" border="0" class="alignleft size-thumbnail wp-image-1686" height="150" hspace="2" src="http://www.umaminews.com/wp-content/uploads/Versoaln-150x150.jpg" title="Versoaln" width="150" /></a>Se vi trovate dalle parti di Merano, nel bellissimo Sudtirol, non mancate di fare un salto a Prissiano, piccolo paese a 15 minuti dalla citt&agrave; termale altoatesina. Ai piedi del Castello Katzenzungen potrete ammirare la vigna pi&ugrave; grande e vecchia d&rsquo;Europa e forse anche del mondo. Secondo studi scientifici condotti dal Dr. Martin Worbes &#8211; responsabile dell&rsquo;International Tree Ring Laboratory di Geottingen in Germania &#8211; questa vite risulta essere la pi&ugrave; vecchia d&rsquo;Europa e la pi&ugrave; grande del mondo.</p>
<p>La vite, appartenente alla variet&agrave; autoctona Versoaln, si estende fino a formare una pergola di 350 mq e produce un vino bianco che viene imbottigliato dal proprietario del Castello per una produzione annua di circa 300 bottiglie numerate e certificate che si possono acquistare direttamente in loco. Il termine Versoaln potrebbe derivare da &ldquo;Faxoal&rdquo; o &ldquo;Frason&rdquo;, un termine agreste pre-romano che indicava una fila di strisce parallele di terra lunghe e strette. Tuttavia, Versoaln potrebbe anche riferirsi alla posizione della coltivazione della vigna in Val Venosta, la principale zona di coltivazione: pendii ripidi, su cui si doveva assicurare il raccolto e trasportarlo per mezzo di corde (l&rsquo;espressione dialettale &ldquo;versoaln&rdquo; significa appunto &ldquo;assicurare con corde&rdquo;).</p>
<p>Se vogliamo credere alla leggenda la vigna sarebbe vecchia di circa 600 anni, ma gli studi hanno stabilito un et&agrave; approssimativa di 350 anni. Una vite altrettanto vecchia viene indicata a Maribor in Slovenia.</p>
<p><a href="http://www.umaminews.com/wp-content/uploads/vino5.jpg"><img align="right" alt="vino" border="0" class="alignright size-thumbnail wp-image-1688" height="175" hspace="2" src="http://www.umaminews.com/wp-content/uploads/vino5-150x150.jpg" title="vino" width="175" /></a>Il vino bianco prodotto dalla Versoaln viene descritto come nettare degli Dei, dal colore verdognolo, fruttato e dalla struttura delicata. Gli abitanti locali parlano invece di un vino piuttosto secco e con una acidit&agrave; spiccata. Tutti noi possiamo immaginare la fatica che possa fare questa &ldquo;vetusta signora&rdquo; nel nutrire di sostanze minerali utili ogni grappolo della sua uva &hellip; ma ci&ograve; la rende ancora pi&ugrave; simpatica e tutti noi facciamo il tifo per la vecchia &rdquo;Versoaln&rdquo; di Prissiano.</p>
<p>Il Castello Katzenzungen adesso viene affittato per ricevimenti, matrimoni, cerimonie ed eventi vari. Attraversando la pergola della vigna &egrave; possibile arrivare a percorsi da trekking che portano nella splendida campagna che circonda il Castello, passando piccoli pendii stracolmi di alberi di mele e sentieri montani immersi nella pace e nella tranquillit&agrave; di questi luoghi straordinari. Per tutte le informazioni turistiche sul Sudtirol cliccate qui</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://www.vinoglocal.it" target="_blank">www.vinoglocal.it</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Vino e creatività..</title>
		<link>http://www.umaminews.com/2010/02/vino-e-creativita/</link>
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		<pubDate>Sat, 20 Feb 2010 15:42:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La parola d&#8217;ordine &#232; ormai stupire. Non importa come. Conta far parlare di s&#233;, catturare l&#8217;attenzione, rendersi riconoscibili. Una regola a cui non sfugge neppure l&#8217;ex-dorato mondo del vino, perch&#233; spesso non basta pi&#249; fare qualit&#224; per tirare avanti la carretta. La concorrenza &#232; forte, lo spazio decisamente sovraffollato, gli input che arrivano sempre pi&#249; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La parola d&rsquo;ordine &egrave; ormai stupire. Non importa come. Conta far parlare di s&eacute;, catturare l&rsquo;attenzione, rendersi riconoscibili. Una regola a cui non sfugge neppure l&rsquo;ex-dorato mondo del vino, perch&eacute; spesso non basta pi&ugrave; fare qualit&agrave; per tirare avanti la carretta. La concorrenza &egrave; forte, lo spazio decisamente sovraffollato, gli input che arrivano sempre pi&ugrave; globalizzati e dispersivi. Un bel marasma insomma, sia per chi il vino lo fa, sia per chi deve comprarlo.</p>
<p><a href="http://www.umaminews.com/wp-content/uploads/uva2.jpg"><img align="left" alt="uva" border="0" class="size-full wp-image-1474" height="118" hspace="5" src="http://www.umaminews.com/wp-content/uploads/uva2.jpg" title="uva" width="120" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ecco allora la necessit&agrave; di distinguersi dalla massa, di inventarsi qualcosa che stuzzichi la curiosit&agrave; di tutti i potenziali interlocutori. Dal punto di vista produttivo il margine di intervento rimane piuttosto sottile. A dispetto dei tempi e delle esigenze di contabilit&agrave; la nascita di un vino rimane &ndash; e per fortuna &ndash; un processo dove ritmi e cadenze li detta ancora Madre Natura. Certo &egrave; possibile caratterizzare i prodotti con accorgimenti in vigna e cantina, ma i risultati nel bicchiere dipendono pur sempre, in fondo, da clima e territorio. Come differenziarsi allora? Da un po&rsquo; di tempo la strada intrapresa da tante aziende punta decisa sulle cosiddette uve &ldquo;autoctone&rdquo;, variet&agrave; poco conosciute o in certi casi strappate alla naftalina che, per storia e tradizione, si legano a determinate aree vinicole. Una scelta dettata anche dall&rsquo;esigenza di imporre le proprie identit&agrave;, specie a fronte dell&rsquo;offerta di nuovi paesi produttori dalle normative piuttosto allegre e prezzi concorrenziali.</p>
<p>Sempre pi&ugrave; adepti si va assicurando anche la nicchia dei vini biologici e biodinamici, due filosofie di pensiero ancor prima che metodi di coltura. Ossequio delle cadenze lunari e planetarie, interazione fra gli organismi viventi, rifiuto di sostanze chimiche di sintesi. E nel bicchiere prodotti &ldquo;puri&rdquo; e naturali. Questi i vessilli sventolati dagli aficionados del genere.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.umaminews.com/wp-content/uploads/orci.jpg"><img align="right" alt="orci" border="0" class="alignright size-full wp-image-1475" height="111" hspace="5" src="http://www.umaminews.com/wp-content/uploads/orci.jpg" title="orci" width="150" /></a>Ma se stupire con un vino diventata un compito sempre pi&ugrave; arduo, la colpa dipende anche dal fatto che, in linea di massima, &egrave; ormai stato sperimento lo sperimentabile. Spumanti in stile Champagne da zone e grappoli di tutt&rsquo;altra tradizione (tipo la vernaccia toscana, proposta da tempo da diverse aziende di San Gimignano), vini passiti con le uve pi&ugrave; diverse, vini bianchi da uve rosse, importazione di variet&agrave; e tecniche produttive esotiche. C&rsquo;&egrave; chi ha addirittura rispolverato sistemi primordiali come l&rsquo;affinamento in grandi orci di terracotta interrati.</p>
<p style="text-align: justify;">Ben diverse invece le opportunit&agrave; per quanto riguarda la parte pi&ugrave; frivola del vino, quella estetica, del packaging come dicono gli esperti. Forma del contenitore, colore e motivi in etichetta, confezioni particolari. E qui la fantasia non conosce davvero confini, mettendo spesso in secondo piano quello che, almeno in teoria, dovrebbe rimanere la cosa pi&ugrave; importante di una bottiglia: il contenuto.</p>
<p><a href="http://www.umaminews.com/wp-content/uploads/richpro.jpg"><img align="left" alt="richpro" border="0" class="size-full wp-image-1477" height="174" hspace="5" src="http://www.umaminews.com/wp-content/uploads/richpro.jpg" title="richpro" width="170" /></a>A dir poco pionieristica in tal senso fu l&rsquo;azienda marchigiana Fazi Battaglia, che agli inizi degli anni &rsquo;50 lanci&ograve; sul mercato per il suo Verdicchio dei Castelli di Jesi un particolarissima bottiglia a forma di anfora etrusca, disegnata dall&rsquo;architetto milanese Antonio Maiocchi. Scelta a dir poco azzeccata in termini di notoriet&agrave;, visto che ancora oggi tutto il mondo identifica il vino Verdicchio con quello aziendale. Un certo scalpore suscit&ograve; invece non molto tempo fa l&rsquo;uscita del prosecco in lattina, imbottigliato &ndash; o meglio dire &ldquo;inlattinato&rdquo; &ndash; da un&rsquo;azienda trevigiana per conto della Rich, societ&agrave; di commercializzazione tirolese. Prodotto per i mercati di Austria e Germania, per il lancio fu scomodata nientepopodimeno che la pin up a stelle e strisce Paris Hilton, immortalata sorridente mentre beveva con la cannuccia. Inutile sottolineare i brividi corsi lungo molte schiene di fronte a quest&rsquo;immagine, ma a quanto pare a destinazione la cosa &egrave; piaciuta. Cinque milioni di lattine vendute in un anno parlano da sole.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il campo di battaglia d&rsquo;elezione rimane l&rsquo;etichetta, specchietto per le allodole che stuzzica attenzione e curiosit&agrave;. Possono aiutare colori accesi, arzigogoli strani, disegni. E anche nomi particolari, a volte con riferimenti letterari (l&rsquo;umbra Arnaldo Caprai, nella sua linea &ldquo;bottled poetry&rdquo; di Sagrantino 2001, alcune celebri citazioni sul vino le ha addirittura impresse sul tappo), altre forse partoriti all&rsquo;apice di esperienze mistiche (&ldquo;Come la pantera e i lupi nella sera&rdquo; , &ldquo;Il Canto delle Fate&rdquo;, &ldquo;I nani e le ballerine&rdquo;), altre ancora decisamente pi&ugrave; allusivi. Sar&agrave; cos&igrave; dura per il pubblico maschile restare indifferente davanti a un &ldquo;Merlot della Topa Nera&rdquo;, creatura del lucchese Carmignani, o magari a una &ldquo;Passera delle Vigne&rdquo; arrivata dalla provincia di Teramo (Passerina Controguerra il nome della DOC abruzzese, gi&agrave; tutto un programma). Solletica la fantasia anche il &ldquo;Frutto Proibito&rdquo;, albana passito di Bertinoro, mentre dritto al sodo punta il &ldquo;Baciamisubito&rdquo;, barbera del Monferrato.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad infoltire la schiera ha voluto contribuire anche qualche vip nostrano, che con pi&ugrave; o meno cognizione di causa si &egrave; lanciato nel settore. Come negarsi allora un bicchierino di &ldquo;Felicit&agrave;&rdquo; o, nei momenti pi&ugrave; malinconici, non cedere a un sorso di &ldquo;Nostalgia&rdquo; targata Tenute Carrisi, azienda salentina dell&rsquo;ex mattatore dell&rsquo;Isola dei Famosi &#8211; pardon, del cantante &#8211; Albano. Per la cronaca due Salento IGT, rispettivamente bianco e rosso, per i quali il vignaiolo pugliese ha rispolverato due suoi vecchi cavalli di battaglia. E perch&eacute; no in alternativa un calice di &ldquo;Stronzetto dell&rsquo;Etna&rdquo;, vino siciliano di Lucio Dalla, un &ldquo;Acino d&rsquo;Uva&rdquo; di Stefania Sandrelli, un &ldquo;Fracent&rsquo;anni&rdquo; Oltrep&ograve; Pavese di Ron?</p>
<p style="text-align: justify;">Caccia aperta al nome d&rsquo;effetto dunque, ma anche a livello grafico non <a href="http://www.umaminews.com/wp-content/uploads/vinoelvis_2005.jpg"><img align="right" alt="vinoelvis_2005" border="0" class="alignright size-full wp-image-1478" height="181" hspace="5" src="http://www.umaminews.com/wp-content/uploads/vinoelvis_2005.jpg" title="vinoelvis_2005" width="220" /></a>si scherza. E passi per la saga delle etichette d&rsquo;autore, firmate da quell&rsquo;artista o disegnate da quell&rsquo;altro. Ma chi non ricorda in qualche fiera quelle bottiglie piuttosto kitsch che sparavano in primo piano foto di personaggi famosi, da Lenin a Che Guevara? Oggetti da collezione, d&rsquo;accordo. Eppure negli Stati Uniti sembrano non pensarla esattamente cos&igrave;. Ecco allora la moda delle etichette dedicate ai morti celebri, un tripudio di allegria che abbraccia da Marilyn Monroe ad Elvis Presley, tanto per citare i pi&ugrave; gettonati. Altre latitudini, altri gusti. Ma nel campo pubblicitario pur sempre un modello, nel bene e nel male, per cui ci sarebbe poco da stupirsi nel trovare un giorno qualcosa di simile anche sui nostri scaffali..</p>
<p style="text-align: justify;">Marco Ghelfi</p>
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		<title>A tutta Rufina..</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 17:05:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.umaminews.com/wp-content/uploads/Rufina-27-400-x-300.jpg"><img align="left" alt="Rufina 27 (400 x 300)" border="0" class="alignleft size-full wp-image-1206" height="150" hspace="5" src="http://www.umaminews.com/wp-content/uploads/Rufina-27-400-x-300.jpg" title="Rufina 27 (400 x 300)" width="200" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: tahoma,geneva,sans-serif;">&ldquo;Il Chianti pi&ugrave; alto&rdquo;: &egrave; questo lo slogan che meglio descrive il Chianti Rufina, non a caso scelto dal Consorzio di Tutela per identificare un&#39;area vinicola davvero unica nel mare magnum del Chianti. Siamo nella Val di Sieve, a sud-est della provincia di Firenze, un territorio poco noto al grande pubblico che ha dalla sua non solo un passato, ma anche un presente di grandissimo interesse. </p>
<p>	Nel 1716 la zona fu inserita da Cosimo III de&#39; Medici nel famoso editto che individuava le quattro circoscrizioni vinicole pi&ugrave; prestigiose di Toscana. Questo il passato. Il presente parla di un territorio che punta proprio sul suo non essere un Chianti qualsiasi: una superficie piuttosto circoscritta (Rufina &egrave; la pi&ugrave; piccola delle sette sottozone di qualit&agrave; del Chianti Docg), una grande famiglia di 23 produttori e, soprattutto, un&#39;altitudine media dei vigneti che &egrave; la pi&ugrave; elevata del chiantigiano, con punte di oltre 600 metri s.l.m. Elemento che, unito alla naturale vocazione dei terreni, conferisce ai vini note fortemente caratterizzate, fresche, di grande aromaticit&agrave;, balsamiche con il passare degli anni. Oltre a un&#39;attitudine all&#39;invecchiamento in certi casi davvero sbalorditiva. </p>
<p>	Il 13 e 14 novembre si &egrave; rinnovato l&#39;appuntamento con la &ldquo;Anteprima del Chianti Rufina&rdquo;, che ha portato in assaggio le annate di prossima uscita: 2008 e Riserva 2006. Dopo le verticali delle scorse edizioni, la presentazione &egrave; stata quest&#39;anno anticipata da una insolita degustazione: fianco a fianco si sono ritrovati sei Chianti Rufina e sei Barbaresco. &ldquo;Una scelta &ndash; ha spiegato Giovanni Busi, Presidente del Consorzio Chianti Rufina e ideatore dell&#39;insolito t&ecirc;te-&agrave;-t&ecirc;te &ndash; nata non per mettere in competizione le due zone, ma per evidenziarne le caratteristiche distintive. Il Piemonte &egrave; una regione vinicola molto importante, al suo interno abbiamo pensato a un territorio di grande tradizione ma in genere meno conosciuto rispetto a zone pi&ugrave; blasonate come quella del Barolo. Una storia molto simile alla nostra con il vicino Chianti Classico&rdquo;. </p>
<p>	E la &ldquo;strana coppia&rdquo; ha premiato la scelta, evidenziando unicit&agrave; gustative ma anche una serie di punti di contatto: l&#39;utilizzo di uve storiche come sangiovese e nebbiolo; un trait d&#39;union fra i vini in degustazione, che ben raccontano i rispettivi territori; potenzialit&agrave; di invecchiamento da veri highlanders. &ldquo;Ci tengo a ringraziare gli amici di Barbaresco &#8211; ha detto ancora Busi &#8211; che hanno accettato con entusiasmo il nostro invito. Ci piacerebbe riproporre l&#39;iniziativa ogni anno, coinvolgendo via via nuove zone. Un momento di confronto davvero interessante&rdquo;.</p>
<p>	Qualche anticipazione sulla vendemmia 2009? &ldquo;E&#39; stata un&#39;annata climatica molto favorevole per la nostra zona. Nonostante un agosto molto caldo le piante non hanno sofferto proprio grazie all&#39;altitudine dei vigneti, arrivando alla vendemmia in condizioni ottimali. Siamo soddisfatti, le prospettive sono molto buone sia per i vini base che per le riserve&rdquo;.</span></p>
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