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	<title>Umami News &#187; Vari</title>
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	<description>Eventi e notizie dal mondo dell'enogastronomia</description>
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		<title>Una serata da Alcide a Poggibonsi&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 18:19:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una serata di vera cultura gastronomica quella che si &#232; celebrata lo scorso sabato, 21 novembre, a Poggibonsi presso lo storico ristorante Alcide che, non a caso, quest&#39;anno festeggia i suoi 160 anni di storia. La &#34;Serata dei Golosi&#34;, questo il nome dell&#39;evento, &#232; nata come risposta naturale al &#34;Cacciucco Day&#34; diventato ormai, da alcuni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img align="left" alt="logoalcide" class="alignleft size-full wp-image-1066" height="216" hspace="5" src="http://www.umaminews.com/wp-content/uploads/logoalcide.gif" title="logoalcide" width="250" />Una serata di vera cultura gastronomica quella che si &egrave; celebrata lo scorso sabato, 21 novembre, a Poggibonsi presso lo storico ristorante <a href="http://www.hotelalcide.com/">Alcide </a>che, non a caso, quest&#39;anno festeggia i suoi 160 anni di storia. La &quot;Serata dei Golosi&quot;, questo il nome dell&#39;evento, &egrave; nata come risposta naturale al &quot;Cacciucco Day&quot; diventato ormai, da alcuni anni un appuntamento fisso che celebra la storia del ristorante e il suo piatto pi&ugrave; famoso: il mitico Cacciucco alla livornese. La famiglia Ancillotti da sempre attenta all&#39;evoluzione della gastronomia e che ha visto nascere e crescere l&#39;Italia attorno ai suoi tavoli, si conferma nel suo stile: far cultura gastronomica. Ecco allora, dopo 160 anni di successi, l&#39;esigenza di creare nuove ricette pi&ugrave; vicino alle attuali tendenze, ma anche, sopratutto ai &quot;nuovi&quot; palati. Nessuna ricetta stravolta, ma solo elegantemente elaborate grazie a sapienti e ben bilanciati abbinamenti con verdure e procedure di preparazione e cottura che hanno reso pi&ugrave; gustose e meno pesanti le pietanze di pesce.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quattro sontuose portate alla &quot;Serata dei Golosi&quot; che gli astanti, su richiesta della propriet&agrave;, hanno anche giudicato su un apposita cartella consegnata a tavola. La cena &egrave; iniziata con una elegantissima vellutata di cavolfiore con gamberetti freschi; &egrave; proseguita con una freschissima crudit&agrave; di tonno, salmone e spigola; un&#39;originalissimo Bourek di gamberoni e si &egrave; conclusa con sua maest&agrave; il Cacciucco, nella versione &quot;terzo millennio&quot;. Un cacciucco originale che vanter&agrave; sicuramente in futuro molti tentativi d&#39;imitazione. Un cacciucco delicato, meno maschio, ma con tutti i suoi ingredienti di pesce tradizionali ben presenti ed un brodo ed una salsa pi&ugrave; aggrazziati dall&#39;aggiunta di verdure. Assolutamente da provare! Una serata di successo dove storia e tradizione sono andate splendidamente a braccetto con la voglia di innovare con garbo e senza invadenza. Alcide si conferma ancora un punto di riferimento per tutti gli amanti della buona tavola a base di pesce. Un ristorante attento, dove domina l&#39;amore e la passione per il proprio lavoro e la voglia di seguire &#8211; partendo dalla storia &#8211; l&#39;evoluzione del gusto. </p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nadia Fondelli</p>
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		<title>Firenze: quando le frattaglie sono soprattutto cultura..</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Jun 2009 16:19:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il rapporto che ancora oggi lega Firenze al &#8220;suo&#8221; cibo da strada lo si percepisce l&#236;, in fila davanti al banchino in attesa del panino con il lampredotto, protagonista di un mangiare da marciapiede che &#232; anche e soprattutto cultura. Postazioni per lo pi&#249; mobili agli angoli delle strade, che specie all&#8217;ora di pranzo vedono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img height="134" width="200" align="left" alt="" src="http://www.umaminews.com/wp-content/uploads/EECE3490.jpg" />Il rapporto che ancora oggi lega Firenze al &ldquo;suo&rdquo; cibo da strada lo si percepisce l&igrave;, in fila davanti al banchino in attesa del panino con il lampredotto, protagonista di un mangiare da marciapiede che &egrave; anche e soprattutto cultura. Postazioni per lo pi&ugrave; mobili agli angoli delle strade, che specie all&rsquo;ora di pranzo vedono radunata attorno a s&eacute; un&rsquo;umanit&agrave; davvero colorita. Uomini in giacca e cravatta, operai, studenti, massaie che comprano qualcosa per casa. Gomito a gomito sugli sgabelli davanti ai piccoli banconi o pi&ugrave; spesso in piedi si ripete quest&rsquo;antica tradizione tutta fiorentina, che vede le frattaglie bovine, dallo stomaco &ndash; il lampredotto appunto &ndash; alla trippa, imbottire panini o servite in umidi con bietole o spinaci nel pi&ugrave; classico inzimino, e poi ancora con porri, carciofi e via dicendo. Il tutto accompagnato dall&rsquo;immancabile rosso, in bicchiere rigorosamente di plastica, per quella che rimane la pi&ugrave; valida alternativa per un pranzo rapido e a buon mercato.</p>
<p>Se il vero must resta il panino con il lampredotto, l&rsquo;offerta &egrave; comunque piuttosto varia: la tradizionale trippa &ldquo;alla fiorentina&rdquo; con pomodoro e parmigiano, le seppie in inzimino, il bollito di lingua o di guancia, i crostini con la poppa, la mammella bovina, e con la bella stagione anche preparazioni pi&ugrave; fresche come il carpaccio di trippa o l&rsquo;insalata di nervetti. Fra gli indirizzi sicuri l&rsquo;ormai storico banchino di <strong>Mario Albergucci</strong>, omone dall&rsquo;aria paciosa e sorniona che lavora affacciato sul Piazzale di Porta Romana. Appena dopo Viale Giannotti, in Piazza del Bandino, &egrave; invece il chiosco del simpatico <strong>Leonardo Torrini</strong>, un vero e proprio attivista della categoria, spesso impegnato in eventi e serate a tema per divulgare a mantenere viva la memoria di questo cibo di recupero. Da provare in Via Gioberti le preparazioni di <strong>Marco Bolognesi</strong> e quelle del giovane <strong>Alessio Farolfi</strong> in Via Aretina. Spostandosi verso il centro si segnala <strong>Sergio Pollini</strong>, la cui postazione all&rsquo;angolo fra Via de&rsquo; Macci e Borgo La Croce gode del continuo via vai della bella piazzetta di Sant&rsquo;Ambrogio, o ancora la gestione tutta al femminile de <strong>La trippaia</strong> in Via dell&rsquo;Ariento, mescolata fra le bancarelle del mercato di San Lorenzo. Gli orari? Si va in genere dalla mattina presto fino a prima di cena. Un panino costa sui 2,50 euro.</p>
<p>Marco Ghelfi</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La griglia sotto l&#8217;ombrellone</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Jun 2009 13:34:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;appuntamento ormai imminente con spiaggia e tintarella rappresenta per molti il fatico momento della verit&#224;, la possibilit&#224; insomma di vedere premiati gli sforzi di diete e rigorose marce alimentari che, con cadenza regolare, sempre pi&#249; spesso ci si impongono con l&#8217;approssimarsi dell&#8217;estate. Se per alcuni il periodo estivo comporta dunque cambiamenti anche drastici nel rapporto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&rsquo;appuntamento ormai imminente con spiaggia e tintarella rappresenta per molti il fatico momento della verit&agrave;, la possibilit&agrave; insomma di vedere premiati gli sforzi di diete e rigorose marce alimentari che, con cadenza regolare, sempre pi&ugrave; spesso ci si impongono con l&rsquo;approssimarsi dell&rsquo;estate.</p>
<p><img height="221" align="left" width="200" src="http://www.umaminews.com/wp-content/uploads/barbecueeeeeee.jpg" alt="" />Se per alcuni il periodo estivo comporta dunque cambiamenti anche drastici nel rapporto con la tavola, per tanti lo stesso rappresenta invece il momento ideale per dare vita ad allegre grigliate con parenti ed amici, magari da gustarsi con un buon bicchiere di vino in giardino o, perch&eacute; no, anche in riva al mare. I tipi di carni con cui, di solito, vengono armate griglie e barbecue, non si sposano forse alla perfezione con le temperature che imperversano nei mesi pi&ugrave; caldi dell&rsquo;anno. Ad andare per la maggiore &egrave; in genere la carne di maiale, che con salsicce, pancetta, braciole e rostinciana, rappresenta un sicuro godimento per il palato, a cui si affianca per&ograve; il fastidioso rischio di pesantezza e gonfiore di stomaco. Ed ecco allora come, utilizzando qualche piccola ed inusuale variazione sul tema, diventa comunque possibile godere appieno di questi spensierati momenti di convivialit&agrave;.</p>
<p>Le verdure ad esempio, da preparare alla cottura sfregandole appena con un intingolo a base di erbe aromatiche, come rosmarino e salvia, e (poco) olio, possono rappresentare una invitante alternativa. Spazio come ovvio ai gusti personali, ma accanto a classici della griglia come peperoni, zucchine e melanzane, ecco dire la loro le cipolle, le carote ed i finocchi. Il pesce costituisce un altro alimento che ben si presta ad uno scoppiettante incontro ravvicinato con le braci del nostro barbecue, ed ancor pi&ugrave; gradito potr&agrave; essere il risultato finale insaporendo il tutto con un composto, tanto semplice quanto gustoso, a base di pan grattato, aglio e prezzemolo.</p>
<p>Per chi ancora guarda con perplessit&agrave; a soluzioni del genere, perch&eacute; in fondo una grigliata senza ciccia non &egrave; neppure degna di tale nome, ecco l&rsquo;ulteriore alternativa offerta delle carni bianche, come ad esempio il petto di pollo, pi&ugrave; leggere e, a torto, quasi automaticamente scartate in queste occasioni. Il problema legato ad una loro effettiva &ldquo;stopposit&agrave;&rdquo;, dovuta alla minore quantit&agrave; di liquidi, &egrave; facilmente superabile con una precedente marinatura con olio, sale, pepe, aromi (ad esempio prezzemolo e menta, avendo in ogni caso cura di eliminarle prima di procedere alla cottura) e, qualora si decida di pranzare senza vino, anche un goccio di limone.</p>
<p>Gi&agrave;, il vino. La calura invoglia forse pi&ugrave; ad una fresca birra, e in questo senso il novero dei prodotti artigianali, anche italiani, fornisce un piacevolissimo imbarazzo nella scelta. Ma anche il Nettare di Bacco pu&ograve; degnamente accompagnare la serata. Nel caso si otpi per un rosso si tratter&agrave; ovviamente di prediligere vini giovani, non particolarmente strutturati, magari serviti a temperatura leggermente inferire rispetto a quella in genere consigliata, diciamo sui 12-13 C&deg;. Da non sottovalutare anche il mondo dei rosati, vini piuttosto versatili in fase di abbinamento e di freschezza decisamente adeguata alla situazione. Forse meno adatto il matrimonio con il vino bianco, che al cospetto di carni rosse e grasse e &quot;strinature&quot; da griglia rischia di perdersi: anche se, come si dice,<em> de gustibus</em>..</p>
<p>Marco Ghelfi</p>
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		<title>Pachamanca, il rituale andino della cottura sottoterra</title>
		<link>http://www.umaminews.com/2009/05/pachamanca-il-rituale-andino-della-cottura-sottoterra/</link>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2009 11:51:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<category><![CDATA[gastronomia]]></category>
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		<description><![CDATA[Con il suo fascino antico e misterioso, il suo allegro miscuglio di colori e tradizioni, il Per&#249; riesce a suscitare nell&#8217;osservatore esterno un sempre rinnovato senso di ammirazione e sorpresa. Anche a tavola. Pur aprendo a nuovi ingredienti e costumi alimentari, introdotti dagli spagnoli prima ma anche dai tanti italiani, francesi e giapponesi che nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img width="230" height="158" align="right" alt="" src="http://www.umaminews.com/wp-content/uploads/Senza titolo-3 copia.jpg" /><br />
Con il suo fascino antico e misterioso, il suo allegro miscuglio di colori e tradizioni, il Per&ugrave; riesce a suscitare nell&rsquo;osservatore esterno un sempre rinnovato senso di ammirazione e sorpresa. Anche a tavola. Pur aprendo a nuovi ingredienti e costumi alimentari, introdotti dagli spagnoli prima ma anche dai tanti italiani, francesi e giapponesi che nel tempo hanno ceduto al richiamo esotico di queste latitudini, la cucina peruviana ha saputo &ndash; e voluto &ndash; rimanere orgogliosamente ancorata alle proprie usanze.</p>
<p style="text-align: justify;">L&rsquo;esempio pi&ugrave; significativo di questo legame &egrave; probabilmente la Pachamanca, che ancora oggi pu&ograve; essere considerato uno dei piatti Andini per eccellenza. Non propriamente un piatto a dire il vero, ma un particolare stile di cottura, che porta con s&eacute; una valenza che va ben oltre il mero momento di consumo alimentare.</p>
<p><em><img width="200" height="150" align="left" src="http://www.umaminews.com/wp-content/uploads/Pachamanca_4000msnm.jpg" alt="" />Pachamanca </em>&egrave; un termine quechua, la lingua Incas, che deriva dall&rsquo;unione delle parole &quot;pacha&quot;, terra, e &quot;manca,&quot; che significa invece pentola: &ldquo;il luogo dove la terra diventa pentola&rdquo; insomma. La sua caratteristica principale sta infatti nella realizzazione di buche nel suolo al cui interno vengono poi cotte varie tipologie di cibo, in particolare carni, tuberi e verdure. Nella sua forma pi&ugrave; tradizionale un vero e proprio rituale collettivo che coinvolge vari membri della comunit&agrave;, ognuno dei quali con funzioni ben precise. Agli uomini anzitutto il compito di scavare una fossa circolare nel terreno, in genere di una settantina di centimetri di diametro e di circa quaranta di profondit&agrave;, occupandosi anche della raccolta delle pietre da utilizzare poi per la cottura. Le stesse vengono individuate con meticolosa attenzione in base alla loro capacit&agrave; di assorbire calore, di tre dimensioni differenti e possibilmente dotate di un lato piuttosto liscio. Nel frattempo si ha cura di preparare con legna secca un grande braciere, che servir&agrave; a riscaldarle.</p>
<p><img width="260" height="219" align="right" src="http://www.umaminews.com/wp-content/uploads/007_-_pachamanca.jpg" alt="" />Dopo quasi un&rsquo;ora passata a contatto col fuoco vivo le pietre pi&ugrave; grandi vengono messe sul fondo della buca, e sopra di esse &egrave; collocato il primo strato di ingredienti, scelti anche in base alla loro valenza simbolica: posto d&rsquo;onore per le patate, da sempre centrali nella dieta Andina, affiancate da altri tuberi largamente diffusi come camotes (dolci) ed ocas. Sul secondo strato di pietre sono adagiate le carni, come pollo, maiale, coniglio, agnello e capretto, insaporite con erbe raccolte dai bambini (fra cui huacatay, perejil e hierba buena), formaggio fuso e vari tipi di salse, preparate dalle donne in ossequio alle antiche ricette. La variet&agrave; delle carni utilizzate si &egrave; ovviamente arricchita delle specie animali sbarcate dal Vecchio Continente, ma le gestualit&agrave; di questo rito gastronomico preispanico sono rimaste immutate nel corso dei secoli. All&rsquo;ultimo piano di questa torre di sapori trovano posto mais, fave o altre specialit&agrave; come le polpettine di farina di mais, sempre accuratamente aromatizzate, ed il tutto &egrave; poi coperto con sacchi di yuta inumiditi e terra in modo che il vapore di cottura non fuoriesca.</p>
<p style="text-align: justify;"><img width="200" height="137" align="left" src="http://www.umaminews.com/wp-content/uploads/cibo (634 x 435).jpg" alt="" />Una piccola croce&nbsp; di fiori &egrave; posta alla sommit&agrave; di questa pentola ancestrale affinch&eacute;, come recita una antica credenza popolare, gli spiriti maligni siano tenuti lontani. Al padrino ed alla madrina eletti per l&rsquo;occasione spetta infine l&rsquo;onore, trascorse all&rsquo;incirca un paio d&rsquo;ore, di rimuovere il cumulo di terra e dare inizio al banchetto vero e proprio, accompagnato da canti e balli in costume. Tutti elementi che ben rappresentano il carattere quasi sacrale di questo rito di venerazione a Pachamama, la Madre Terra che si vuole in tal modo ringraziare per quanto regala ai suoi figli, fonte di fertilit&agrave; e dunque di vita. Non a caso il periodo tradizionale di consumo coincide con i mesi della raccolta nei campi, in genere tra febbraio e marzo, anche se il suo essere momento di allegria ed aggregazione ne ha portato la diffusione in altri occasioni dell&rsquo;anno, comunque importanti, come ad esempio matrimoni o particolari feste religiose.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Marco Ghelfi<br />
&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;Eros nel piatto..</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Apr 2009 21:27:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quello dell&#8217;esistenza di un presunto potere afrodisiaco che alcuni alimenti avrebbero, la loro capacit&#224; di stimolare quelle sfere nascoste responsabili dell&#8217;irrefrenabile attrazione fra uomo e donna, &#232; sempre un tema dibattuto. Esempi e testimonianze in proposito non mancano, e anche la scienza ormai si diletta nel tentativo di approfondire l&#8217;argomento, cercando appigli e riscontri effettivi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quello dell&#8217;esistenza di un presunto potere afrodisiaco che alcuni alimenti avrebbero, la loro capacit&agrave; di stimolare quelle sfere nascoste responsabili dell&rsquo;irrefrenabile attrazione fra uomo e donna, &egrave; sempre un tema dibattuto. Esempi e testimonianze in proposito non mancano, e anche la scienza ormai si diletta nel tentativo di approfondire l&rsquo;argomento, cercando appigli e riscontri effettivi che supportino la tesi. La parola &ldquo;afrodisiaco&rdquo; anzitutto, dal nome di Afrodite, la Dea dell&rsquo;amore venerata dagli antichi Greci. Durante i banchetti e le feste organizzate in suo onore, erano consumate grandi quantit&agrave; di uova, tartufi, miele e frutti di mare, guarda caso alimenti ai quali, ancora oggi, vengono riconosciute capacit&agrave; per cos&igrave; dire particolari. E vogliamo credere che una gloriosa civilt&agrave; come quella greca dell&rsquo;epoca potesse perdere tempo in riti totalmente inutili?</p>
<p style="text-align: justify;"><img height="150" align="left" width="200" src="http://www.umaminews.com/wp-content/uploads/big.jpg" alt="" />A onor del vero qualche riscontro oggettivo &egrave; di recente emerso grazie al lavoro, bont&agrave; loro, di alcuni studiosi. Pare infatti che nel tartufo, ad esempio, siano presenti delle sostanze odorose che, anche nell&rsquo;uomo, creerebbero una forte attrazione per l&rsquo;altro sesso. Si tratta di sostanze molto familiari all&rsquo;essere umano, chiamate &ldquo;feromoni&rdquo;, secrete dalle ascelle durante le effusioni sessuali e sempre presenti nelle urine femminili. Ora, tralasciano ulteriori dettagli il punto di fondo &egrave; l&rsquo;esistenza di un effettivo legame tra questo alimento e la situazione che viene vissuta in certi momenti di intimit&agrave;.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma oltre al tartufo, il cui potere sembra ormai certificato, quali altri piatti potrebbero andare a comporre il men&ugrave; per una romantica cenette a due? Tutto sommato la scelta &egrave; abbastanza varia. Si potrebbe ad esempio cominciare con un cocktail di scampi, a cui accompagnare le bollicine di una buona bottiglia di Champagne. Reale afrodisiaco o meno, la bella figura sarebbe in ogni caso garantita. <img height="165" align="right" width="220" src="http://www.umaminews.com/wp-content/uploads/ChiliPeppers2.jpg" alt="" />Per proseguire aragosta, accompagnata da un bianco fresco non troppo profumato, o ancora un&rsquo;insalatina di frutti di mare, magari servita con una salsa ai pinoli, altro alimento &ldquo;indiziato&rdquo; e, in antichit&agrave;, addirittura consigliato per combattere problemi di impotenza. Nessun problema poi per chi non ama n&eacute; pesce n&eacute; tartufo, visto che la lista di piatti ed ingredienti &ldquo;a doppio taglio&rdquo; &egrave; davvero nutrita: sedano e zenzero con cui condire un cous cous, vero principe della cucina afrodisiaca, porri e cipolle, un tempo addirittura vietati in molti ordini monastici per i loro presunti &ldquo;influssi negativi&rdquo;, e poi ancora peperoncino, grana padano con miele, e, per concludere, fragole con fonduta di cioccolato o insalata di banane e mango, da insaporire con pepe e cannella.</p>
<p style="text-align: justify;">Ce n&rsquo;&egrave; davvero per tutti i palati insomma, anche se non esiste al momento nessuna garanzia sui reali effetti. Certo, la giusta atmosfera, con lume di candela con e musica in sottofondo, potrebbe aiutare ad indirizzare la serata: per il resto, come si dice, a volte &egrave; necessario provare per credere.</p>
<p style="text-align: justify;">Marco Ghelfi</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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